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Perle bianche, perle nere

  • Writer: Malacoda
    Malacoda
  • May 9
  • 2 min read

La matematica non è un’opinione.

Dante lo è.

 

E qua non stiamo parlando tanto di interpretazione. Non si tratta, ad esempio, di intercettare chi sia colui che fece “il gran rifiuto”: Celestino, Esaù, Pilato, o forse qualcuno che ancora non abbiamo avuto voglia di individuare; non stiamo parlando di cruces, veltri, cinquecento dieci e cinque e compagnia cantante. No, qua si tratta che Dante scrive una cosa e noi ne capiamo un’altra.

 

Aldo Cazzullo, a pag. 34 del suo libro sull’Inferno: “Dopo l’incontro fugace con i patriarchi”.

E quando mai Dante incontra i patriarchi? Quando avrebbe visto Dante Noè, Abele oppure “Moïsè legista e ubidente”. Perché con queste anime dei patriarchi è già abbastanza complicato. Chi li vede qua, come Cazzullo; chi li vede sulla cima del Paradiso Terrestre come Massini.

 

Uno dirà, ma mica è un dantista Cazzullo.

 

E ha ragione.

 

I dantisti sono gente per bene.

 

Claudio Giunta, a pag. 54 del suo Inferno “raccontato”, sempre a proposito del Limbo: “Di bambini Dante non parlerà mai più nella Commedia, salvo quando nel settimo canto del Purgatorio Virgilio lamenterà etc… etc…”.

Quindi stando a Claudio Giunta, dantista, Dante parla solo di bambini nel suo poema in Inferno 4 e in Purgatorio 7.

Fatto.

Poi però, come dice, San Bernardo, se tu “guardi bene e se li ascolti” ci sarebbero i “volti” e le “voci püerili” di Paradiso 32 (dal verso 40 al verso 84).

 

Anna Maria Chiavacci Leonardi, commento in nota al v. 97 di Inferno 30: “la moglie di Putifarre, Faraone d’Egitto al tempo della cattività ebraica”. Ohibò. A noi risultava che Putifarre fosse il capitano delle guardie del Faraone. Avrà fatto carriera?

 

Alessandro D’Avenia, in vari contributi video, dice che Ugolino è l’ultimo dannato col quale Dante parla, nel punto più lontano da Dio.

Appunto, Dante è un’opinione.

Vagli a dire tu che dopo Ugolino Dante vede Frate Alberigo, e che quello è l’ultimo dannato, un dannato tale addirittura che Dante manco crede sia veramente morto, perché se lo ricordava vivo.

 

Aspettate, già lo so.

D’Avenia è scrittore, intellettuale, docente, ha fatto pure le introduzioni ai commenti di Nembrini all’intero poema, ma vuoi mettere i dantisti?

I dantisti seri lo sanno che Ugolino non è l’ultimo dannato.

 

Stefano Carrai, a pag. 25 del suo Dante e l’antico, “L’affinità totale segna del resto il parallelismo evidente che lega l’ultimo colloquio con uno spirito dell’inferno, che è appunto quello con Ugolino, al primo, con Francesca”.

E certo, era troppo bello fare il parallelismo tra “dirò come colui che piange e dice” di Francesca e “parlar e lacrimar vedrai insieme” di Ugolino.

Quindi da dantisti noi la simmetria la facciamo, perché il nostro Dante è più elegante e simmetrico, di quello della Commedia.

 

Che cattivo Malacoda, già vi sento, che ingiusto! Sono sviste. Nulla di che.

Ditelo a un concorso universitario, a un’interrogazione, scrivetelo su un test, affermatelo durante qualsiasi esame.

 

Poi ne riparliamo.

 

Malacoda

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